Una personale riflessione sulla figura di Giuseppe Garibaldi
di Filippo Rispini
Garibaldi è stato un eroe o un bandito? Questa è una domanda che ha diviso gli storici e il pubblico per molto tempo. Garibaldi è stato uno dei protagonisti del Risorgimento, il processo di unificazione nazionale italiana che si è svolto tra il 1848 e il 1870. Garibaldi ha guidato le sue truppe, chiamate Camicie Rosse, in numerose battaglie contro gli eserciti stranieri e i governi locali che si opponevano all’unità d’Italia. Garibaldi è stato anche un patriota, un repubblicano, un liberale, un massone e un sostenitore dei diritti delle donne.
I sostenitori di Garibaldi lo considerano un eroe, un liberatore, un simbolo dell’identità nazionale italiana. Essi sottolineano il suo coraggio, la sua generosità, la sua lealtà, la sua visione politica e il suo carisma. Essi ritengono che Garibaldi abbia contribuito a creare una nazione moderna, democratica e unita, che ha difeso i valori della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza.
I critici di Garibaldi lo accusano invece di essere un bandito, un avventuriero, un opportunista, un traditore e un nemico della Chiesa. Essi evidenziano le sue violenze, le sue illegalità, le sue ambizioni personali, le sue contraddizioni e i suoi fallimenti. Essi sostengono che Garibaldi abbia favorito l’egemonia del Piemonte sul resto d’Italia, che abbia ceduto la sua autorità a Vittorio Emanuele II e che abbia ostacolato la formazione di uno Stato federale o confederale.
In conclusione, la figura di Garibaldi è complessa e controversa. Non esiste una risposta definitiva alla domanda se sia stato un eroe o un bandito. Dipende dal punto di vista che si adotta e dai criteri che si usano per valutare le sue azioni. Tuttavia, è innegabile che Garibaldi abbia lasciato un segno profondo nella storia e nella cultura italiana.